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mercoledì 18 ottobre 2017

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Il Perfezionismo Stampa E-mail

Con questo termine si fa riferimento all’abitudine di domandare a se stessi o agli altri una prestazione maggiore rispetto a quella richiesta dalla situazione. Questa tendenza è spesso accompagnata ad una valutazione critica del proprio comportamento (Frost et al., 1990).

Alcune caratteristiche del perfezionismo possono essere viste come socialmente desiderabili ed appaiono essere funzionali dato che spesso sforzi elevati sono spesso associati a soddisfazione personale e ad un aumentato senso di autostima. D’altra parte la tendenza al perfezionismo può essere associata ad un forte bisogno di evitare fallimenti, ed in questo caso può favorire lo sviluppo di elementi stressiogeni, umore oscillante, difficoltà a creare legami ed incapacità a tollerare critiche, fallimenti ed errori con la conseguente rinuncia all’affrontare compiti giudicati difficili.


Il perfezionismo nei disturbi del comportamento alimentare

Alcuni studiosi di questo tema hanno dato più rilievo agli aspetti personali, sottolineando anche l’influenza della componente genetica. Secondo Strober (1991), per esempio, tre aspetti della personalità fortemente legati al perfezionismo formano il cuore della vulnerabilità ai disturbi dell’alimentazione: la bassa ricerca delle novità motivata dalla paura del fallimento, l’eccessivo evitamento del danno al fine di preservarsi dalle critiche e la dipendenza dalle ricompense e dall’approvazione degli altri. Bastiani (1995) e Halmi et al. (2000), hanno dimostrato con i loro studi che la caratteristica del perfezionismo persiste in seguito all’aumento del peso corporeo così come l’impulso alla magrezza, ed hanno interpretato questi dati a favore della teoria della preesistenza della caratteristica di personalità al sintomo, presupponendo una vulnerabilità genotipica ai disturbi del comportamento alimentare.
Altri autori hanno invece sottolineato maggiormente il ruolo dei fattori sociali. Hamacheck (1978) ha rilevato che l’eccessiva preoccupazione di compiere errori e la paura del giudizio negativo degli altri derivano da esperienze nell’infanzia: l’amore elargito dai genitori sarebbe condizionato dalle performance del bambino, e ciò causerebbe un sentimento di inadeguatezza con conseguente ansia e paura. Per Hewitt e Flett (1995) nelle persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare sono importanti le componenti sociali del perfezionismo a causa di un forte desiderio di conformarsi ad un modello o ad un ideale percepito come richiesto dagli altri. Questo sforzo sembrerebbe collegato al bisogno di apparire impeccabili nel tentativo di compensare la bassa autostima. Brownwll (1991) ha invece posto l’attenzione sul ruolo che la società moderna occupa nel generare la ricerca del corpo perfetto: avere un corpo perfetto simboleggia il controllo, che a sua volta simboleggia lavoro duro e ambizione.
Due assunzioni sottintendono questa aspirazione:

  • essendo il corpo malleabile, con la giusta combinazione di alimentazione e di esercizio ognuno può diventare fisicamente perfetto;
  • avere un corpo perfetto rende la vita molto più facile.

In realtà alcune ricerche hanno dimostrato sia che variabili biologiche/genetiche influenzano la regolazione del peso e delle forme corporee sia che essere fisicamente attraenti porta vantaggi in alcune aree ma, purtroppo, anche svantaggi in altre.


Alcuni consigli terapeutici

In primo luogo è utile favorire l’acquisizione da parte del paziente di una maggiore consapevolezza dei propri tratti perfezionistici, individuando gli ambiti della vita quotidiana in cui sono presenti standard eccessivamente elevati. Successivamente risulta interessante esplorare come il perfezionismo influenzi l’opinione di se stessi, le relazioni e le espressioni di sé. Infine, è importante cercare di capire quali fattori possano avere influito sullo sviluppo e sul mantenimento di tendenze perfezionistiche.


Conclusioni

Il perfezionismo nei disturbi dell’alimentazione sembra avere un’origine multifattoriale e sembra essere un importante fattore di rischio e di mantenimento dei sintomi. I meccanismi attraverso cui il perfezionismo aumenta il rischio di sviluppare i disturbi dell’alimentazione non sono noti, ma sembrano esse importanti i legami che esso assume con l’autostima, l’immagine corporea, la restrizione alimentare e la sintomatologia ossessiva.

Bibliografia

Bastioni, A.M., Rao, R., Weltzin, T., Kaye, W.H. (1995). Perfectionism in anorexia nervosa. International Journal of Eating Disorders, 14, 439-443.
Brownell, K.D. (1991). Dieting and the search for the perfect body: where physiology and culture collide. Behaviour Therapy, 22, 1-12.
Frost, R.O., Marten, P., Lahart, C. E Rosenblate, r. (1990). The dimension of perfectionism. Cognitive Therapy and Research, 14, 449-468.
Halmi, K., Sunday, S., Strober, M., Kaplan, A., Woodside, B., Fichter, M., Treasure, J., Berrettini, W. e Keye, W. (2000). American Journal of Psichiatry, 157, 1799-1805
Hamacheck, D.E. (1978). Psychodynamics of normal and neurotic perfectionism, Psychology, 15, 27-33.
Hewitt, P.L. e Flett, G.L. (1991). Perfectionism in the self and social context: conceptualization, assessment and association with psychopathology. Journal of Personality and Social Psychology, 60, 456-470.
Strober, M. (1991). Disorders of self in anorexia nervosa: an organism-developmental paradigm. In C. Johnson (Ed.), Psychodinamic tratment of anorexia nervosa (pp. 354-373). New York: Guilford.

Ultimo aggiornamento ( domenica 27 settembre 2015 )






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