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martedì 12 dicembre 2017

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QUALE DIETOLOGO?


ORDINE NAZIONALE DEI BIOLOGI


5 APRILE 2011

TANTO RUMORE PER NULLA
 


È proprio così, tanto rumore si è levato dopo la pronuncia della sentenza n. 3527/2011 della I sezione civile del Tribunale di Roma. I colleghi medici hanno gridato alla riaffermazione del ruolo centrale del medico nella cura delle malattie e che sarebbe stato sventato il tentativo dell’ONB di ottenere un pronunciamento che potesse attribuire alla categoria professionale dei biologi competenze esclusive del medico nelle fattispecie inerenti la prescrizione di diete. E ancora si grida da parte medica che consentire ai biologi di sostituirsi ai medici nella prescrizione di diete avrebbe significato demolire (addirittura) la figura del medico quale garante del bene salute. Perché diciamo tanto rumore per nulla? Lo diciamo perché i biologi non hanno mai pensato e non pensano di sostituirsi al medico nella cura delle patologie e hanno sempre detto chiaramente e lo dicono ancora che non pensano e non hanno mai pensato di essere abilitati ad accertamenti di stati patologici e di pretendere di curarli con la prescrizione di diete. Ciò che i biologi rivendicano e lo si legge in maniera inconfutabile nell’autorevole parere del Ministro della Salute del 15/12/2009, è di potere stabilire in maniera autonoma le diete necessarie per mantenere l’individuo in buona salute, valutando non solo le caratteristiche nutrizionali dei vari alimenti, ma altresì se sia il caso di ricorrere ad integratori alimentari. Se invece il cliente sospetta di presumere di essere affetto da una qualche patologia e vorrebbe dal biologo consigli alimentari per curarla, è ovvio che il biologo lo rinvierà al medico perché accerti, con le sue competenze, se il soggetto è affetto da una qualche patologia quale essa sia e solo dopo questo accertamento potrà consigliare, determinare, proporre, suggerire, e di certo prescrivere la dieta che consenta, unitamente ai farmaci consigliati dal medico, il recupero dello stato di benessere. Stupisce che i colleghi medici e purtroppo anche il Giudice unico del Tribunale di Roma si attardino a discutere se possa essere utilizzato dai biologi il verbo “prescrivere” e dare quindi al cliente delle prescrizioni. Nella lingua italiana il verbo “prescrivere” è sinonimo di stabilire, determinare e talvolta consigliare. Non per nulla nel linguaggio comune si dice: “Il medico mi ha consigliato queste medicine”, come altrettante volte si può dire: “Il medico mi ha prescritto determinati farmaci”. E l’equivalenza dei termini prescrivere, determinare, consigliare, risulta dal fatto indubitabile che nessuno può imporre l’assunzione o l’uso di un farmaco o il rispetto di una dieta. Ogni “prescrizione” vale per il paziente come un invito, un consiglio a tenere un certo comportamento, ma il paziente rimane arbitro indiscusso della scelta se utilizzare o meno i consigli del suo medico. Come si vede, quindi, attardarsi a discutere se il biologo possa “prescrivere” o se lo possa fare solo il medico equivale a un’inutile perdita di tempo perché ogni prescrizione non ha mai carattere imperativo e cogente , ma si presenta all’uomo come un consiglio sia pure autorevole, ma pur sempre un consiglio, che può essere disatteso secondo l’autonoma e inviolabile decisione del soggetto a cui si rivolge. Deve essere chiaro, quindi, che la sentenza n. 3527/2011 del Giudice unico non ha modificato di una virgola la situazione preesistente: l’accertamento e la cura delle patologie spettano al medico. Se la patologia accertata può essere fronteggiata oltre che con i farmaci suggeriti dal medico anche con una dieta adeguata, questa può essere consigliata dal biologo, che ha, per legge, la competenza a valutare i bisogni nutritivi dell’uomo sino al punto da giudicare se sia il caso, oltre che consigliare e sconsigliare determinati cibi, di ricorrere a integratori alimentari. Se l’individuo è invece in buona salute e vuole restarci o vuole intraprendere un’attività sportiva, può indifferentemente rivolgersi tanto al medico quanto al biologo perché in questo caso non viene in rilievo l’accertamento e la cura di nessuna patologia. Ma se così stanno le cose c’è da chiedersi che cosa ha stabilito la sentenza n. 3527/2011 che ha scatenato l’entusiasmo dei colleghi medici? La sentenza ha semplicemente stabilito che il prof. Del Toma Eugenio, che era stato ritenuto dall’Ordine responsabile di avere usato espressioni ingiuriose nei confronti dei biologi nutrizionisti, si era limitato in realtà a manifestare un’opinione soggettiva e peraltro l’opinione che il prof. Del Toma aveva sostenuto “rientra nell’espressione – come si legge nella sentenza - del diritto di libera manifestazione del pensiero, di opinione e di critica sui fatti che interessano il pubblico”. Il prof. Del Toma, quindi, non è stato ritenuto dal Giudice unico responsabile di espressioni ingiuriose e diffamatorie, anche se l’Ordine Nazionale dei Biologi si riserva di valutare, tramite i suoi legali, la correttezza della decisione assunta e di valutare se procedere ad appello. In breve l’oggetto della decisione è stato il riconoscimento che le opinioni espresse dal prof. Del Toma non erano offensive – a giudizio del Tribunale – nei confronti dei biologi. Ma, per quanto attiene alle competenze dei biologi nulla è stato cambiato. Valga quanto si legge a conclusione della sentenza: “Il biologo può solo elaborare determinate diete (il giudice ha cura di precisare “non prescrivere”, malgrado come si è visto, ciò non significhi proprio nulla), quindi riprendiamo “il biologo può solo elaborare determinate diete sia nei confronti di soggetti sani sia di soggetti cui è stata diagnosticata una patologia, solo previo accertamento delle condizioni fisiopatologiche effettuate dal medico chirurgo e altresì il biologo può autonomamente elaborare profili nutrizionali al fine di proporre alla persona che ne fa richiesta un miglioramento del proprio benessere”. “In tale ambito - continua il Giudice unico - può suggerire o consigliare integratori alimentari stabilendone o indicandone anche le modalità di assunzione che è sempre cosa diversa dalla prescrizione della dieta come atto curativo, che rimane sempre un’attribuzione esclusiva del medico”. L’Ordine dei biologi sottoscrive l’affermazione che gli atti curativi appartengono al medico e che l’accertamento delle patologie spetta al medico, si rallegra che nella stessa sentenza sia riconosciuta la competenza del biologo a elaborare in maniera autonoma profili nutrizionali e proporli alla persona che ne fa richiesta (cioè il cliente), ai fini del miglioramento del proprio benessere e della propria salute. Non dubita che, una volta che sia stata accertata dal medico una patologia, il cliente possa scegliere in condizioni di libertà se, oltre ai farmaci, utilizzare cautele alimentari e cibi appropriati alla sua patologia e possa quindi rivolgersi indifferentemente, a tal fine, sia al medico che al biologo. Come dicevamo prima tanto rumore per nulla e i colleghi medici, anziché arroccarsi e rinchiudersi nel fortilizio dove sventola la bandiera dell’atto medico, portino rispetto agli altri professionisti che acquisiscono, frequentando corsi universitari ricchi di insegnamenti in parte uguali a quelli dei medici, competenze altrettanto valide di quelle che acquisiscono i medici insieme ai quali possono contribuire al mantenimento di un adeguato livello di benessere e di salute della collettività. Ma mi raccomando, sottovoce, senza fare troppo rumore.




 





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