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martedì 12 dicembre 2017

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Bulimia Nervosa: panoramica diagnostica Stampa E-mail

Seppure possa sembrare che la bulimia si situi sul versante opposto dell’anoressia, sono oramai noti da tempo molti punti di contatto tra queste due patologie. Il disturbo bulimico è caratterizzato da ricorrenti episodi di abbuffate (in media due volte la settimana per almeno tre mesi) seguite da vomito autoindotto (circa l’80/90% dei soggetti), digiuno, eccessivi esercizi di ginnastica (l’attività fisica è considerata eccessiva quando interferisce con altre importanti attività, quando avviene in orari o luoghi inusuali e quando viene praticata nonostante le precarie condizioni fisiche), uso spropositato di lassativi (circa il 35% dei soggetti): il tutto con lo scopo di eliminare le massicce quantità di cibo ingerite. Infine, quasi sempre i livelli di autostima dei soggetti sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporei.

A questo punto risulta necessario precisare cosa si intende per abbuffata. La definizione universalmente riconosciuta stabilisce le seguenti caratteristiche: mangiare in un definito periodo di tempo una quantità di cibo significativamente superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili.

L’abbuffata non avviene necessariamente in un unico contesto e non è da confondersi con il continuo mangiare piccole quantità di cibo durante tutto l’arco della giornata.

Sebbene il tipo di cibo assunto durante l’abbuffata vari ampiamente, generalmente comprende cibi ipercalorici come torte o gelati.

A causa della vergogna che i soggetti bulimici provano per le loro abitudini alimentari patologiche , le crisi bulimiche avvengono sempre in solitudine, quanto più segretamente possibile. Questa è anche una delle cause per cui risulta difficile determinare con precisione l’incidenza di questa patologia, anche se recenti studi pongono la prevalenza tra i soggetti adolescenti e giovani adulti intorno all’1/3% con un rapporto di 10 a 1 tra i soggetti di sesso femminile rispetto a quelli di sesso maschile.

L’età di esordio si colloca tra i 12 e i 35 anni, in media verso i 18. In genere passano cinque anni prima che i soggetti bulimici chiedano aiuto.

L’episodio bulimico può essere più o meno pianificato e generalmente è caratterizzato dalla rapidità dell’assunzione del cibo, assunzione che continua fino a che l’individuo non si sente così pieno da stare male.

Lo stato dell’umore che precede ed accompagna l’abbuffata è spesso disforico, accompagnato da condizioni di stress, intensa fame a seguito di una restrizione dietetica oppure da sentimenti di insoddisfazione relativi al proprio peso o alla propria forma corporea. Durante l’abbuffata vi può essere una transitoria riduzione della disforia, ma spesso fanno seguito umore depresso e spietata autocritica.

Importante infine citare la sensazione di perdita di controllo sperimentata dai soggetti durante l’episodio, come per esempio la sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o di non riuscire a controllare cosa e quanto si sta mangiando.

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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 22 agosto 2007 )








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